gen 2003

Peggy Guggheneim, un’ereditiera ribelle

Un’ereditiera-ribelle

Peggy Guggheneim, un’ereditiera ribelle
Collana Sirene, Einaudi Ragazzi

Illustratrice: Alessandra Cimatoribus

Peggy è distrutta dal dolore per la morte del padre, sprofondato nel mare del Nord insieme al Titanic. Ma l’amore che lui le ha trasmesso per l’arte la salverà, attraversandola come una corrente calda. L’arte diventerà per lei una ragione di vita e Peggy viaggerà attraverso il mondo, conoscerà e aiuterà i più grandi artisti del novecento e salverà le immagini della bellezza dalla furia di Hitler. Infine approderà a Venezia, che l’accoglierà come una regina, e lei vi rimarrà per sempre, in compagnia del suono dolce del mare.

Un’ereditiera-ribelle

Volevo qualcosa di diverso per me. Tutta la ricchezza dei Guggenheim mi riempiva l’armadio, la casa e lo stomaco, ma non quella sensazione di vuoto che sentivo quando, sdraiata sul letto, mi lambiccavo il cervello su cosa avrei fatto di me stessa.

“Tuo padre…”, lo zio non terminò la frase. Mi strinse tra le braccia, oscillando come se stesse per cadere, “Il Titanic è affondato. E tuo padre era sul Titanic, Peggy, ricordi? Il maledetto destino…aveva già prenotato su un’altra nave e poi….”
Lo scansai bruscamente.
“Papà è un ottimo nuotatore. Non è tipo da mollare così.”
“Peggy, è impossibile sopravvivere più di qualche minuto in quel mare di ghiaccio”, insistette lo zio, con dolcezza, “Papà è morto. Devi accettarlo.”
Pensai a mia madre che, ignara, sorrideva dal parrucchiere coi bigodini in testa.
“Se fosse morto l’avrei saputo”, dissi tra i denti.
Mi girai e raggiunsi Benita in giardino.

Parigi veniva bombardata ogni giorno e la stazione riversava treni carichi di profughi che fuggivano dalle zone devastate dai tedeschi. Tolsi le tele dai telai, le imballai e saltai in macchina. Il Mostro avanzava. Tutti i miei amici erano già fuggiti. Giorni prima avevo iniziato una frenetica contrattazione col Louvre perché mi concedesse uno spazio per i miei artisti, nella località segreta dove stava raccogliendo le sue opere. Ma all’ultimo mi dissero di no, perché i quadri erano troppo moderni e pensarono che non valesse la pena metterli in salvo.